Un capannone in disuso alle porte della città, rinasce grazie all’accurato restauro conservativo dell’architetto Anna Pedoja, moglie del fotografo varesino Alberto Lavit.
Dalla struttura semplice di un vecchio stabile dedicato all’attività industriale, a un nuovo luogo per cultura, arte, spettacolo e fotografia.
Lo Spazio Lavit è un accogliente ambiente di 300 mq che si avvale di cucine, camerini e sanitari, situati nel retro.
Il doppio accesso permette di agevolare il personale di servizio e l’eventuale scarico di merci. L’ingresso pedonale e carraio, è stato studiato ad hoc mantendendo le piastrelle d’origine dopo averle scurite con effetto micaceo. Dettaglio degno di nota, la presenza di una camera blindata per contenere opere di valore..

La trave portante, resa più leggera dagli intagli, è intesa come continuazione tra l’esterno e l’interno rappresentando un elemento di equilibrio architettonico. In basso, un avvolgicavo elettrico ha assunto la funzione di tavolo multifunzionale che, munito di rotelle può essere spostato a seconda delle esigenze del momento.
Il vecchio bancone da droghiere che funge da reception, ospita spesso le opere degli artisti che animano questo luogo. Lo spazio è anche dotato di un sistema di video proizione e di audiodiffusione: dotato di un impianto all’avanguardia assicura la possibilità di tenere conferenze, discordi di presentazione, serate musicali e recital.
Le pareti di colore neutro, attrezzate per l’allestimento mostre, ospitano di volta in volta opere pittoriche o grafiche dando risalto ad ogni materiale, grazie alla disponibilità di luci museali già predisposte.
Uno spazio senza barriere che può adattarsi ai generi artistici più svariati: arti visive contemporane, scultura e pittura; modelli da collezionismo e, naturalmente, fotografia.