Personale di RAFFAELE PENNA

G E R M I N A Z I O N E

dal 10 giu 2017 18:00 fino al 22 lug 2017 19:30

Germinazione : personale di Raffaele Penna

in collaborazione con LA PREALPINA Media Partners

Inaugurazione sabato 10 giugno h. 18.00

Mostra 10 giugno  22 luglio

Orario dal martedì al sabato dalle 17 alle 19.30

Spazio Lavit  Via Uberti 42, Varese

0332/312801 - 3357119659


 

Allegati

TESTO CRITICO di Gaetano Cristino - PRESENTAZIONE di Andi Kacziba.

 

Raffaele Penna: la superficie come sostanza germinale

Gran parte della ricerca artistica contemporanea si è sviluppata a partire dalla considerazione che la superficie potesse essere non più soltanto supporto dell'opera ma, essa stessa, soggetto della composizione,grazie alle molteplici possibilità espressive che possono esservi incorporate e impresse dall'assemblaggio di materiali o dalla gestualità dell'artista. La superficie diventa così quasi una pelle, un “nuovo” tessuto vitale che registra, assorbe ed espone, attraverso la materia aggrumata, lacerata, cucita, incollata, ritmata, bruciata o addensata con l'impeto casuale del gesto, gli infiniti umori - dall'indifferenza al tragico alla gioia – dell'uomo contemporaneo, la cui condizione è sempre più assimilabile ai “relitti”, come li chiama Gillo Dorfles, ai materiali poveri e deperibili, che l'opera drena ed evidenzia, facendo emergere la necessità di una “ricostruzione”, ovviamente non tradizionale, della forma, quando non addirittura di un suo “significato” nuovo, diretto ed immediato.

D'altronde, nelle opere contemporanee più significative e consapevoli, come sono quelle di Raffaele Penna, questa esigenza si avverte pienamente. I “relitti” sono assemblati, cuciti, incollati, accostati con una sensibilità estetica ed una sapienza cromatica antiche. Spesso sono recuperati e riorganizzati proprio assecondando una griglia geometrica, perché possano ancora esprimere una loro vitalità razionale, magari con un nuovo ordine di segni. L'opera è come un campo in cui sono stati riversati pensieri ed emozioni che fermentano in una miscela esplosiva e sviluppano forme e spazi nuovi, ma anche nuovi sogni e speranze. È così che la superficie assurge, nelle opere più recenti di Raffaele Penna, a sostanza germinale di segni e di emozioni, a humus vivificatore che apre anche a nuove dimensioni estetiche, ossia nuove dimensioni della percezione della realtà spaziale. Basta leggere alcuni di questi lavori per rendersi conto di tutta la complessità e la innovazione dei criteri operativi dell'artista. Guardiamo “Germinazione”, evocativo fin nel titolo zoliano anche di ogni tipo di rigenerazione, naturale e sociale. Il pannello/opera è composto da tanti riquadri di materiali ritagliati e incollati. Ritagli sovrapposti e giustapposti di tele, di giornali che rimandano all'hic et nunc di eventi determinati; cuciture con spago che uniscono i tanti frammenti. Ricordi, esperienze. Intensi e poetici campi cromatici bidimensionali, in cui il ritmo delle partizioni delle linee orizzontali e verticali dà stabilità esplodono all'improvviso, con forze laceranti che dall'interno vanno verso l'esterno a creare nuovo spazio, a “germinare” forme, segni grafici che diventeranno mano a mano sempre più riconoscibili fino a trasformare le nere lacerazioni in un volo coinvolgente e gioioso di rondini. In Penna l'informale materico si è arricchito di segni ed ha fatto anche un ulteriore passo, quello della comunicazione metaforica. Mentre la costruzione spaziale cui ci ha abituato Fontana procede dall'esterno verso l'interno della tela, le germinazioni di Penna sono estroflesse. C'è una sorta di venire alla luce. Dalla macerazione alla vita. I “relitti” sono diventati semi ed uova che nel buio si sono riappropriati del loro ciclo vitale e hanno aperto varchi verso l'esterno. Hanno varcato la soglia della libertà. Il nero dei tagli ha le sembianze delle rondini. Tante rondini, che si muovono vorticose sulle superfici, piane (pannelli di separazione/rappresentazione) o curve (la sfera/nido), in una sorta di andamento musicale il cui ritmo è scandito dagli effetti ottici determinati dal reticolo di quadrati, dalle lacerazioni e dalle tonalità cromatiche.

La germinazione di questo segno-identità ha il sapore del ritorno all'infanzia del mondo, ai primi balbettii della comunicazione. E non a caso la sua fitta ripetizione evoca la struttura cuneiforme. Siamo alla ricerca di quello che Paul Klee chiamava “fondo primordiale della creazione, dove è conservata la chiave di tutte le cose”. Almeno per queste opere, la chiave di tutte le cose è nell'infanzia dell'artista, nella sua città natale, quella Foggia che Raffaele Penna ricorda, con lo stupore intatto del fanciullo, come “la città delle rondini”.               

Gaetano Cristino

 

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